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Abbiamo incontrato J.Ax (che sfoggia degli inediti dreds) e Dj Jad in un faccia a faccia denso di novità,
voglia di cambiare, fermento musicale,
personale e politico e voglia di musica nuova, alla ricerca di uno stile che i identifichi loro, i best seller dell’hip hop italiano, in un 2002 che di hip hop ne vuol di
meno.
Questo album suona diverso da tutti gli altri album degli Articolo 31. Non sa troppo di hip hop, ha una forte connotazione rock e ha un sapore vagamente punk inizio anni 80.
Avete “smesso” col vostro vecchi stile?
No, non esiste un inizio ed una fine di uno stile. Questo album suona diverso perché è il frutto della caduta di alcuni muri che ci inquadravano musicalmente. Non abbiamo fatto altro che abbandonarci sinceramente a ciò che ci piace e ci emoziona. Domani smetto non è inquadrabile in un genere particolare, rispecchia noi: una microgenerazione di mutanti musicalmente modificati… a parte gli scherzi, questo album è nato istintivamente e in questo momento non avremmo potuto fare nulla di diverso.
Come inquadri la forte connotazione politica di alcuni testi?
Il problema è che viviamo in un sistema che non mi piace nella maniera più assoluta: è falso ed illusionista, associa belle donne a prodotti di consumo, opera in modo da irretire la gente comune… non mi sento in grado di dare soluzioni a ciò ma quando riesco ad aprire gli occhi sull’inganno mi ribello!
Una soluzione ci deve pur essere…
Forse sì, è da un po’ che penso alla famiglia come soluzione: fare dei figli in modo tale da mettere al mondo persone che hanno gli occhi aperti da te, che sei il genitore… popolare la terra di persone meno cieche. In una canzone inserita nell’album, L’ultima bomba in città parlo proprio di questo.
Torniamo allo stile musicale del vostro album. E’ ormai una domanda classica alla quale avrete già risposto milioni di volte: l’hip hop italiano è morto?
Quasi: molti gruppi che avevano poco da dire e che vivevano del trend “hip hop” sono morti proprio per mancanza d’argomenti, perché hanno poco da dire. Aggiungo però una cosa: i media (i giornali musicali, soprattutto) sono sempre stati molto attenti ai passi falsi di tutti coloro che vivevano all’interno della cultura hip hop: un errore fatto da uno di noi è sempre costato molto di più di un errore fatto da qualsiasi altro artista.
Vedi qualche speranza per questa… “filosofia di vita” che ha caratterizzato fortemente gli anni 90?
Vedremo che succede coi figli degli immigrati. Sai, credo che noi italiani abbiamo giocato fin troppo a fare gli americani. Dopo aver cantato nel disco di Rza dei Wu Tang e dopo
Brooklin, mi rendo conto che il nero del ghetto ha davvero un’anima ed un sentimento diverso dall’italiano. Non posso più permettermi di essere parte di quelli che si illudono di essere in USA. Lì sono cresciuti a pane e James Brown e lo campionano per i loro dischi hip hop, noi in questo disco abbiamo campionato Rino Gaetano perché era questo che le nostre mamme ci facevano ascoltare
Quindi non più... nostalgia degli anni ‘90?
No, assolutamente. Proprio alla luce dei successi raccolti negli anni ’90 oserei dire che ci sentiamo quasi autorizzati a comportarci spontaneamente e a fare la musica che ci viene fuori in modo sincero.
Thank to: Click2Music
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