Articolo 31:
il vero rap contro le ipocrisie di Jovanotti

MILANO — Si fa presto a dire rap. Dal locale genovese in cui gli stanno preparando il loro nuovo tour, gli Articolo 31 gettano benzina sul fuoco della polemica, offrendo una visione "militante" del rap poco incline all'utilizzo "improprio" fattone da Jovanotti tra i fiori di Sanremo. Seppur per una nobile causa come Jubilee 2000. «Quell'esibizione non può essere considerato rap. E' un'altra cosa», spiega J Ax, al secolo Alessandro Aleotti, a proposito di quel "Signor D'Alema..." che ha diviso l'Italia. «Il rap, quello vero, è esterno a certi meccanismi e il potere, questo nostro Grande Fratello, tende a prenderlo di mira perchè non lo riesce a controllare. Teocoli che sfrutta il rap per le sue imitazioni è agghiacciante, perchè non puoi ridicolizzare una cultura dal background tanto forte». Lo "spaghetti-funk" imprigionato tra i solchi di "Xchè sì" rivendica i propri diritti, gettando il cuore oltre oceano per pulsare a tutto volume come un "master blaster" di Harlem. «Non sta a noi parlare della nostra musica, la definizione gliela deve dare chi l'ascolta» taglia corto la coppia milanese. «Visto che molti a cui piace il rap piace anche quel che facciamo, siamo contenti. I rapper sono la classe operaia dello showbusiness, una categoria sempre in lotta. E' vero che in America l'industria ha fatto proprie le 'voci' dei ghetti e oggi le ritrovi anche al fianco di Mariah Carey, ma almeno lì, dietro certe scelte, ci sono solo i soldi, mentre qui da noi anche un malcelato desiderio di cogliere i favori del pubblico. Un buonismo di facciata, canzoni scritte apposta per vendere, o per propugnare una propaganda politica mascherata da solidarietà». Il tour che vedrà transitare gli Articolo 31 pure a Cascina (Pi) il 3 marzo, a Rimini il 4, a Nonantola (Mo) il 9, a Madone (Bg) l'11, a Firenze il 19, a Cortemaggiore (Pc) il 24, a Taneto (Re) il 25, a Ravenna il 29, ad Ancona il 31, a Marmirolo (Mn) il primo aprile e a Milano il 3, servirà anche a fare un primo bilancio del successo di "Xché sì" a due mesi dalla pubblicazione. «Ma noi siamo già molto soddisfatti» ammette J Ax. «Abbiamo già venduto 100 mila copie e ci va bene così. A precipitarsi per primi nei negozi sono stati i nostri fans, il vero mercato comincia adesso. Non siamo ancora entrati nei primi dieci posti dell'hit-parade? Pazienza. Meglio essere ultimi con dignità che primi con canzoni del cavolo. Comunque, preferisco vedermi cento settimane al cinquantesimo posto che cinque al primo. E poi 'Così com'è', il nostro album più venduto, è entrato in classifica dopo tre mesi. Siamo pienamente coscienti del fatto che con temi come quelli trattati nelle nostre ultime canzoni non si può certo andare a 'Domenica In'. Ma abbiamo anche fiducia nel fatto che alla fine il pubblico premierà la nostra coerenza. Abbiamo sempre ammirato gente come Francesco Guccini, che può permettersi di ignorare la tv perchè vendere o meno non passa tra i suoi rischi».


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