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Articolo 31
NOI NO!
Niente trucchi: J Ax e Dj Jad sono come appaiono. Allergici alle regole, non chinano mai il capo e non cambiano opinione a seconda di come tira il vento.
di GIANNI POGLIO
J Ax afferra il dischetto, lo inserisce nel lettore e alza il volume a palla… "Loro mi dicevano di stare zitto e buono, loro mi dicevano tranquillo e cambia tono…". Ok, viene subito da pensare, questi sono gli Articolo, ma… Ma quel suono di chitarra che spacca? E quel cantato così melodico su una base quasi punk in Spirale ovale? E l'attacco nu metal di Soldi Soldi Soldi? Dopo solo tre pezzi, le domande da girare a J Ax sono già tante: stoppiamo il cd e accendiamo il registratore… "Va beh, suona un po' diverso, ma siamo sempre noi. Comunque è vero, qualcosa è successo. Con il greatest hits si è chiuso un capitolo. Adesso me ne frega molto meno di rispettare i canoni imposti da un solo genere musicale. Sono entrato in studio e ho fatto tutto quello che mi veniva in mente, passando dalla black music al rock, allo ska, alla musica dei cantautori Anni 70 che mi faceva ascoltare mia madre…".
Forse, a ventinove anni, non è più affascinante restare chiuso in un ghetto…
"A questo punto non mi importa più niente di mantenere una condotta musicale rigorosa. Mi sveglio con gli Aerosmith, poi passo a Rino Gaetano, mentre mi faccio la barba e, appena salgo in macchina, faccio partire l'album di Jay-Z. Penso che l'anarchia più assoluta sia la soluzione… Anche in studio!". "Io ho 35 anni", interviene Dj Jad, "e nel mio background ci sono Ramones, Clash, ska, black music… Un mix di suoni che finisce nella nostra musica… Però cucinato come piace a noi". Nel primo singolo, Domani smetto, c'è un richiamo a Letizia… È forse la Moratti, ministro della Pubblica Istruzione?
"M'è venuta in mente", racconta J Ax, "quando l'ho vista al telegiornale ricevere tre ragazzi che facevano lo sciopero della fame… Ma a parte questo, il pezzo è nato mentro ero in bagno e pensavo che la cosa che fa più incazzare chi cerca di educarti è rispondere: "domani smetto"".
Quando avete iniziato, più di dieci anni fa, il rap era un pallino di pochi. Adesso uno stacchetto rappato non se lo nega proprio nessuno…
"C'è moltissima gente che è convinta di rappare, ma in realtà non lo fa", riprende J Ax. "Io penso che a questo punto si senta la differenza tra noi e quelli che fingono. Fare rap non significa parlare in maniera cadenzata a tempo. È difficile almeno come scrivere lo spartito di una batteria, è una vera e propria opera di composizione. Il punto essenziale è questo: comunicare attraverso frasi in rima baciata non vuol assolutamente dire essere un rapper. Chiaro no?".
Ne L'ultima bomba in città affiora la disillusione: "… Sono manganelli e sassi, ma alla fine ti ritrovi a far parte del sistema contro cui manifestavi...". Mi ha ricordato l'approccio di Vasco in Stupendo. A lui, in quella canzone, veniva il vomito…
"Sai, nella vita mica tutti possono permettersi di fare gli eroi… Molta gente si piega. Ho visto ragazzi della mia generazione, magari anarchici convinti dei centri sociali, finire a lavorare per qualche multinazionale. Succede… A me piace sempre tenere presente che questo sistema, per quanto io ci sia dentro, non mi va. Quando vinci all'interno di un sistema, magari ti fai convincere che tutto sommato va bene così. In quel momento, perdi tutte le cose da dire. E magari inizi a parlare dell'ambiente. A un certo punto, arriva la svolta ecologica…". "Sporcare" l'hip hop con il rock e viceversa è, da un po' di tempo, la nuova frontiera delle band che emergono.
Ma quali sono i punti di contatto tra i due generi?
"Fondamentalmente uno: entrambi trasmettono messaggi destabilizzanti. Il rock e l'hip hop fanno pensare, sono stimolanti per le cellule cerebrali e per il fisico. Noi, questa contaminazione tra le due scuole, l'abbiamo messa in atto già da molto tempo: almeno dal '96".
Che rapporto hanno gli Articolo 31 con la televisione? Nell'immagine copertina del cd precedente, Xché sì, prendevate possesso dello studio di un telegiornale…
"Fatta eccezione per le tv musicali, non amo molto apparire in televisione. Mi diverto quando andiamo dalla Carrà perché con lei c'è da sempre un buon rapporto. E comunque, per questo disco, penso che siano importanti le radio e i momenti dal vivo. Per la tv c'è sempre tempo…".
Vi siete divertiti sul palco dell'Mtv Day?
"Quella è stata una grande esperienza: vai lì, suoni dal vivo e ti confronti con un pubblico vero, che devi conquistare pezzo dopo pezzo. L'unica cosa che non ci è piaciuta è stata l'accoglienza che un migliaio di persone ha riservato ai Lùnapop. Ma come si fa? In realtà, quei cinque che sono sul palco hanno le palle! Sono lì da soli davanti a centomila persone, tra cui tre scemi che gli tirano i sassi. Va bene urlare o alzare il dito medio, ma scagliare oggetti, no!". "È una strana usanza tutta italiana. A noi è capitato", racconta Dj Jad, "di suonare in un festival in Germania, dopo uno show micidiale dei Metallica, e di essere accolti benissimo. Non so se rendo l'idea. Comunque, lo spettacolo che non dimenticheremo mai è quello nel carcere di San Vittore, a Milano. Era Natale e ci siamo sentiti davvero utili".
Milano Milano comunica sensazioni contrastanti: è davvero una città troppo bella per dirle addio?
"Questa canzone", ci dice J Ax, "è un momento di odio-amore. Nelle strofe non sono tenero con la città, anzi. Però, poi, viene fuori un sentimento strano, che riscontro in quasi tutti i miei amici…Qualche volta verrebbe voglia di andarsene, ma alla fine è più forte il desiderio di restare".
Verso la fine dell'album arriva Noi no, un pezzo che sembra un po' fare il punto su chi sono gli Articolo 31. È così?
"La nostra storia non è assimilabile a quella di qualche corrente o movimento. Quando l'hip hop veniva identificato con i centri sociali, noi eravamo nei garage. Quando è diventato trendy, noi ci siamo messi a fare altra roba, un attimino più dura. Non siamo mai stati nel giro di Sanremo, ma nemmeno in quello alternativo. Dire cosa siamo è un casino… È molto più facile raccontare quello che non siamo. E allora, è nata Noi no. Perché è così: siamo gente che dice no molto spesso".
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