
| Articolo 31 Live NAPOLI di Francesco Lucca Fu proprio a Napoli che gli Articolo 31 vinsero il Festivalbar qualche anno fa, e in quella occasione trasformarono la piazza in una bolgia di trecentomila persone in delirio. Non tutti lo sanno, ma Napoli è una piazza difficile per gli eventi dal vivo e in passato ha riservato non poche sorprese e inaspettati flop a musicisti di gran richiamo. I ragazzi di Napoli sanno però che un sottile filo rosso unisce Garbagnate a Fuorigrotta e hanno accolto il recente concerto di J Ax e Dj Jad col giusto calore. La stessa aria dei trecentomila di Piazza Plebiscito la si è respirata lo scorso 29 novembre in un Palapartenope molto 'sudato'. Prima del concerto, siamo andati a curiosare in camerino mentre Dj Jad cercava la sua amata coppola rossa. Mentre il pubblico aspettava impaziente di essere travolto dalla potenza del misto di hip hop, metal e pop all'italiana - come J Ax stesso ama definire la musica degli Articolo 31 - siamo entrati in camerino giusto in tempo per assistere a un rapido scambio di battute tra la posse milanese e Massimo 'Jrm' Jovine, bassista dei 99 Posse. Poco prima di salire sul palco la band si è riunita in un abbraccio-rito che ha dato forza e coraggio reciproco con un reiterato 'credo' che rende l'idea di quanto sia umanamente unito questo gruppo e musicalmente potente il connubio tra metal e rap. Ad accompagnare J Ax e Dj Jad ci sono Fausto Cogliati alla chitarra elettrica, Francesco Bottai altra chitarra elettrica, Michele Vitulli al basso elettrico, Stefano Luchi alla batteria, mentre il rapper Space One, fa da spalla a J Ax. A scaldare un pubblico già bollente la voce inquietante di Sergio Rubini che anima Karontium, un Caronte virtuale che sovrasta il palco da un mega monitor e gestisce tutto lo show, parodia della società computerizzata che però non sfugge alle manomissioni dell'uomo: "Volete vedere i mutanti? Eccoli, figli degli anni Settanta riprogrammati dagli Ottanta, concepiti durante notti di libertà e poi cresciuti con l'avvento dei fast food. Quando vennero gli anni Novanta, la prima metà, note strane uscirono dai tombini e dalle grate delle metropolitane, un sistema metrico musicale proprio della parte afro-urbana degli States mise le radici anche nella patria di pizza e tangenti...". Presa di coscienza di un sistema che è più grande di noi e che può essere combattuto anche dall'interno. Presa di coscienza anche del fatto che la forte identità musicale italiana la vince sull'integrità di un genere come l'hip hop e ha spazzato via i gruppi di puristi, premiando chi ha capito che in Italia il rap non può essere puro, ma deve cedere terreno ad altre forme musicali per avere vita comoda. Ecco la fusione degli Articolo 31, niente di nuovo per carità, ma di sicuro a loro va il merito di non aver voluto scimmiottare le tante star dell'hip hop americano e di aver optato per una sana (sana!?) botta di adrenalina, cosa che di questi tempi riesce a pochi. Il concerto va avanti per due ore, scendendo di ritmo in pochissime occasioni. Ottimo anche l'audio, in una sala non proprio consona alla musica. Più di venti i brani, vecchi e nuovi, che fanno vibrare i ragazzi napoletani e preannunciano 'disastri' anche nei prossimi palasport. Vi auguriamo di essere tra i prossimi spettatori di questo tour. Ne vale davvero la pena. 11 dic 2002 |
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